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ROYAL POP: può un ticchettino fare così tanto rumore?

Pubblicato il Lettura: 5 min
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Grandi sentimenti contrastanti. Quest’ultima settimana per me è stata un “saliscendi” di pensieri (intrusivi) ed emozioni piuttosto intrigante. Un nuovo prospect? Un lavoro entusiasmante? Il bonus produzione?
No: SWATCH e Audemars Piguet.

Non mi posso definire un vero appassionato di orologi, ma sono oggetti che inevitabilmente occupano spazio nella mia wishlist e che, in quanto “status”, definiscono dinamiche e personas che non posso ignorare.

E sì, chi diavolo non vorrebbe uno scintillante Royal Oak?!

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Ad ogni modo, la scorsa settimana ogni social è andato in tilt dopo la pubblicazione di un teaser che preludeva la collaborazione fra le due case. Un tilt più che giustificato: da OMEGA a AP il passo è abbastanza importante e il rischio di una marmellata è altrettanto alto.

Nessun dettaglio, due loghi che si incontrano in un title – devastantemente trash – “ROYAL POP”.

Il risultato? Appassionati indignati, wannabe pieni di gioia, campeggiatori pronti a ritornare nell’era sneakerheadz, acquirenti di AP pronti a mettersi in lista per un nuovo Patek (chi lo vorrebbe ancora un orologio da 30 sberle se SWATCH ci collabora…?) e poi sono arrivati i markettari, pronti a blaterare teorie su come quest’operazione avrebbe rovinato l’alta orologeria (haha).

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Royal flop o colpo di genio?

Devo ammettere di essere rimasto (inizialmente) piuttosto deluso da questa scelta, pensavo un po’ ad una caduta di stile. OMEGA la capivo, una bella mossa per tornare sulla bocca della gente, per cercare di occupare un posto nel mercato e per tornare in auge. Da AP, onestamente, questa cosa non riuscivo a capirla. Sembrava la classica operazione da BIG4 che manda lo stagista a dire: “se vogliamo fare il botto e recuperare terreno, dobbiamo fare sta cazzata”.

In un certo senso, poteva avere ragione: ROLEX è imbattibile in quanto posizionamento e riconoscibilità, potrebbe essere stata una mossa furba per entrare nella testa di un pubblico più giovane, desideroso e che di prassi conosce solo i marchi più blasonati.
Comunque, un peccato: certe nicchie è bene che rimangano tali.

 

La cosa più simpatica sono stati i MEME, ammetto di aver riso un sacco (e lo sto facendo tutt’ora), ce ne sono stati per tutti i gusti e l’operazione ha fornito materiale su cui ridere e scambiare battute per almeno 1 mese. Leve su status sociale, su superficialità, apparenze ingannevoli: chiunque si è buttato sull’argomento.

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To the Moon(swatch) and back!

Negli ultimi 5 anni (Google Trends – IT) non c’è mai stato un interesse così alto (“orizzontale” per la precisione) per AP, credo non sia mai stato così alto in tutta la sua storia. Il che è folle e dannatamente curioso.

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Google Trends – Audemars Piguet Worldwide Trend 5 Years

SWATCH ha persino superato l’interesse e la visibilità ottenuta con la pesantissima operazione MOONSWATCH. D’altronde, tra AUDI e Lamborghini c’è comunque un bel gap.

Tutto sommato, un fulmine a ciel sereno. Il punto è che ne hanno tirato un secondo, ancora più forte. Martedì 12, alle 19:00, tutti i media press più rilevanti se ne escono con le inedite foto della collaborazione (ho sorvolato sull’innumerevole numero di render e AI images creati negli ultimi giorni per rumoreggiare sul possibile design della collab). Raga: panico!

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Google Trends – SWATCH Worldwide Trend 5 Years

Skadoosh!

Ne avevo pensate tante, tutti ne avevano pensate tante, ma un (geniale) orologio da tasca credo non se lo fosse immaginato nessuno. Pazzesco, sbalorditivo e una maledetta soddisfazione poter sfatare tutti quei pensieri negativi che mi ero fatto prima.

Finalmente qualcosa di intelligente, una mossa diversa, qualcuno che ha avuto il coraggio di osare. Una diversificazione che lascerà il segno e un qualcosa che ha veramente un motivo di esistere.

Per me è incredibile: effetto wow, effetto sorpresa, un plot twist da “TAKE MY MONEY NOW!”, un oggetto nuovo, una coolness proprietaria. Non vedevo collaborazioni così valide dai tempi di Marcelo Burlon e Virgil Abloh (2015). Colorazioni assurde (finalmente un po’ di happiness), mille modi di indossarlo, lasciando piena libertà ed espressione, accessibilità economica – certo non costerà 80€ ma avrà un range allineato agli altri prodotti del brand – insomma: un oggetto che non può non piacere.

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Ed eccoci qui, di nuovo triggerati dopo una settimana dagli stessi fautori, devo dire che l’hanno pensata davvero bene. Ah, non dimentichiamoci di quelli che poi si inventeranno i modi più assurdi per rendere questi orologi “da polso”, con bracciali su misura o add-ons innovativi (ce ne sono già su AliExpress).

Un fracasso mediatico incredibile, ma chi la guarda ancora l’ora al polso? Figuriamoci chi guarderà l’ora sul ROYAL POP.
Eppure, lo vorranno e lo flexeranno tutti.
Il che è assurdo.

Avrei voluto pensarlo io.

Autori:

Autore articolo Filippo Biglio Feltrin

Filippo Biglio Feltrin
Digital Strategist & Account Executive

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