• Ispirazione e creatività

Diario (semi-forzato) del team NCL alla Design Week 2026

Pubblicato il Lettura: 10 min
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La cosa è andata così:

Susanna: “Di voi che andate alla Design Week, chi scrive un articolo per il blog?”
Filippo: “Un attimo, scusa!” E ha fatto finta di rispondere a una chiamata.
Martina: “Dopo ne parliamo, ho una grafica urgente da consegnare”.
Sara: “Idem”.
Travis: ha continuato a lavorare a un montaggio con le cuffie addosso. Probabilmente non ci sentiva.
Tina: “Guarda, io ci vado nel weekend, ma ci vado per trovare degli amici”.
Ricky: “Scusa, scappo, ho un appuntamento e non posso arrivare in ritardo”. Ma era già in ritardo.

Eppure, alla fine, ognuno è tornato a casa con una riflessione, un’ispirazione, un racconto che non è riuscito a tenere per sé. Non sapremo mai se l’urgenza di raccontarlo sia dovuta alla potenza dell’idea, del messaggio o delle minacce, ma eccoci qui.

Il Fuorisalone secondo la graphic designer: Martina e il cappello di Miss Chiquita.

Forse perché è il mio lavoro quotidiano, e spesso lo associo a stress e scadenze, ma mi ero dimenticata del fatto che il design potesse essere anche divertente. Me lo ha ricordato l’esposizione di Chiquita al Fuorisalone: “Miss Chiquita House”.

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La casa di Miss Chiquita fa parte della campagna globale “Pop by Nature” (alla sua terza edizione), che quest’anno è stata curata dall’artista e illustratrice cinese Jiaqi Wang. La campagna racconta la banana non solo come un alimento, ma come un’icona di stile di vita, giocosa, naturale e vibrante.

Il percorso dell’installazione si sviluppa attraverso diversi ambienti domestici che riprendono lo stesso stile visivo dell’artista: un salotto con un divano di grandi dimensioni (pensato appositamente per foto e selfie); poi una sala da bagno, dove si può indossare il cappello di Miss Chiquita.

In cucina spicca un ricettario in formato gigante, mentre la camera da letto cerca di raccontare un lato più privato del personaggio: Miss Chiquita, appunto, l’iconica figura femminile del brand. Alla fine del percorso si trovava una cassetta delle lettere in cui il pubblico poteva lasciare un messaggio.

Di fatto, si tratta di un’installazione immersiva che trasforma gli spazi in un mondo tropicale e colorato. Tutto è pensato per essere instagrammabile: da fotografare e condividere sui social. L’approccio usato è il cosiddetto “Phygital”, che unisce l’interazione fisica ad elementi tecnologici. Il racconto, in chiave contemporanea, riguarda gesti quotidiani in cui è facile riconoscersi.

L’installazione ci ha fatto anche un po’ sentire a casa:

Mi sentivo immersa in un mondo giallo, il giallo di Nolita. Per questo non abbiamo resistito e abbiamo lasciato alcune “briciole di Nolita” in giro: erano perfette, ci stavano proprio bene!

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Il Fuorisalone secondo la graphic designer: Sara e le inspo per gli eventi Nolita.

Mi sono immersa nell’energia di Milano con un obiettivo preciso in testa: scovare le migliori attivazioni di engagement e i gadget più originali, da cui trarre ispirazione per i prossimi eventi di Oderzo.

Ecco qui i miei appunti:

  • Amex alla Pinacoteca di Brera. Mi ha colpita l’installazione a tema serotonina: un wall magnetico dove i visitatori componevano parole sulla felicità, un’idea semplice e interattiva per stimolare la creatività del pubblico.
  • De Cecco. Con un acquisto minimo di pasta, ricevevi un mazzo di fiori di campo che richiamava il packaging in limited edition. Un’idea che univa perfettamente prodotto e omaggio floreale.
  • Chiquita House. Un’esperienza a 360° con photo corner e Polaroid istantanee; il “follow” sui social veniva premiato con un’iconica borsa gialla: praticamente un modo per trasformare ogni visitatore in un ambassador del brand.
  • Gucci Design Ancora. L’eleganza si è fatta pop con le lattine personalizzate Gucci: un oggetto del desiderio super iconico che dimostra come anche un packaging quotidiano possa diventare un pezzo da collezione e diventare virale.
  • Fiat Pop-up. Uno spazio esplosivo e coloratissimo dove lo specchio per i selfie è diventato il protagonista assoluto, ideale per generare contenuti social immediati e ad alto impatto visivo.
  • McDonald’s 70th Anniversary. Un percorso immersivo nella storia del brand, che culmina in una piscina di palline colorate: il gadget qui è l’emozione pura, un ritorno al gioco che abbatte le barriere tra pubblico e azienda.
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La Design Week secondo il videomaker: Travis e le corse tra il Salone e il Fuorisalone.

Se devo essere sincero, ho visto (nel senso di “fermato a vedere davvero”) poco, perché sono stata super impegnato con le riprese per conto di un cliente.
Però posso dire che ho avuto la sensazione forte che ci sia una FOMO enorme, sia lato utenti sia lato brand. Tutti vogliono esserci e tutti cercano di costruire l’evento figo.
Poi ci sono anche installazioni che meritano, tipo quella di Aesop, che ha presentato una lampada in esclusiva per la Design Week. Un’esperienza molto curata, super coerente con il brand. Non è un’attivazione fatta a caso, anzi: se sei in target, lascia proprio quella sensazione di attaccamento al brand e ti permette di comprendere bene il mondo che c’è dietro.

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Per quanto riguarda gli eventi, ho notato che è tutto molto orientato alle PR. I brand sfruttano il flusso di gente per creare situazioni dove far entrare più persone possibile. Ma, in questo caso, la sensazione è ci sia più hype per la foto o il video da pubblicare sui social che per partecipare all’evento.

Altra sensazione che ho avuto è che per i brand stia diventando più sostenibile attivarsi nel Fuorisalone, piuttosto che essere in fiera a Rho. Il Salone mi sembra sempre più orientato al lato tecnologico del mobile, con l’esposizione di molti più elettrodomestici rispetto agli anni scorsi.

Ultime impressioni: La design week ha reso il design sempre più vicino alla persone, “consumabile” in senso positivo. E noi italiani, in materia, abbiamo davvero una marcia in più rispetto al resto del mondo.

Il Fuorisalone secondo lo strategist: Filippo e la lampada Aesop.

Pensavo di essermi levato la questione delle impressioni sul Fuorisalone con il post LinkedIn che abbiamo preparato durante l’evento.

Eppure, eccomi qui. Ma sarò breve, proprio perché esiste il post LinkedIn scritto grazie al mio contributo.

Tornato da Milano posso riconfermare che l’installazione che mi ha lasciato il ricordo più positivo è stata senza dubbio quella di Aesop: “The Factory of Light”. Sarà forse perché mi piace il brand e lo utilizzo, ma ho trovato tutta l’esperienza molto coerente con l’idea che avevo di Aesop.
Ho letteralmente respirato il brand: dal momento del lavaggio mani che accogli tutti i visitatori, lungo le stanze con i video immersivi, fino all’esposizione della lampada nella Chiesa del Carmine.

In ogni angolo dell’installazione gli aromi di Aesop riempivano l’aria e mi riportavano al mondo che conosco bene.

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La Design week secondo il boss: Ricky Zanna e Missoni.

Se dovessi scegliere una fra tutte le installazione che ho visto durante la Design Week 2026, sceglierei senza dubbio quella di Missoni. Ho trovato l’omaggio alla macchina Caperdoni una masterclass di comunicazione visiva e concettuale, che fa emergere in modo sofisticato i valori del brand. Quello che mi è arrivato è stato un bellissimo omaggio al Made in Italy, capace di far dialogare la nostra eredità storica con un linguaggio contemporaneo e mai scontato.

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Cos’è Carpedoni e in cosa consisteva l’installazione? Caperdoni è un telaio storico utilizzato in esclusiva da Missoni, esposto e operativo in via Solferino 9. La macchina crea superfici ricche e vibranti a partire da bobine assemblate a mano. Ha un ritmo produttivo è lento e valorizza il ruolo dell’artigiano. La novità da presentare era l’ingresso del tessuto Caperdoni nel settore home e l’obiettivo è stato raggiunto con grande eleganza.

Un equilibrio perfetto tra artigianalità e visione che ci ricorda perché il mondo intero continua a guardare a noi quando cerca l’eccellenza.

Il Fuorisalone secondo la graphic designer: Tina e la FOMO.

Quest’anno ho preso la (folle) decisione di partecipare al Fuorisalone durante i suoi ultimi giorni di apertura che, ahimè, coincidevano non solo con il weekend ma anche con il giorno della Liberazione.
Scelta azzardata, lo sappiamo. Ma non avendo altra disponibilità mi sono detta:
“Vabbè, ma quanta gente vuoi che vada a vedere installazioni di design nel weekend? Ma soprattutto, il 25 aprile?”

Ovviamente sono stata una polla.

Tre ore di coda per ogni singola installazione in centro, Corso Como inondata di persone che giravano impazzite alla ricerca spasmodica di informazioni, con gente in fila che chiedeva:
“Ma che gadget danno dentro? Ho visto uscire ragazzi con dei pacchetti.”
Il mio sguardo si sposta proprio su quei ragazzi: pronti a scattarsi la foto ricordo, vittoriosi. Come per dire: noi ci siamo stati.

E non è nemmeno una critica, lo faccio anch’io. 
Però mi sembra che il momento “importante” sia diventato quello in cui lo condividi.
Come se l’esperienza non fosse completa finché non la trasformi in contenuto.
E allora mi viene da pensare:

Siamo qui per il design… o per poter dire che ci siamo stati?

Tra i vari post che ovviamente mi sono usciti nel feed, ne ho letto uno che diceva:
If FOMO had a face, it would be Fuorisalone at Milano Design Week.
Too many beautiful things, not enough hours in the day.

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E mi ha fatto sorridere, perché è esattamente quello che ho provato anch’io.
Ma allo stesso tempo mi ha fatto pensare: da quando la FOMO è diventata una cosa bella?

Viene raccontata come parte dell’esperienza, quasi come se fosse il motivo per cui vale la pena esserci.
La FOMO (Fear Of Missing Out) il bisogno di vedere tutto, di esserci, di fare anche quello scatto alla lattina Gucci per poter dire: “io c’ero”.

Il valore percepito dell’esperienza non sta più solo in ciò che offre, ma nel fatto di: esserci stati, poterlo dimostrare, condividere.

Il Fuorisalone è diventato un palcoscenico sociale. E il pubblico, in parte, performer.

E forse è proprio questa la sua forza più grande: non solo farti vivere qualcosa di memorabile, ma fare in modo che diventi anche invidiabile.

Per concludere.

Insomma, visto che a quanto pare l’importante è far sapere che ci siete stati, se anche voi volete dire di esserci stati, speriamo che questo articolo vi abbia fornito sufficienti spunti di conversazione.

Autori:

Autore articolo Martina Civiero

Martina Civiero
Senior Graphic Designer - Vania Marchi

Autore articolo Filippo Biglio Feltrin

Filippo Biglio Feltrin
Digital Strategist & Account Executive

Autore articolo Tina Vivan

Tina Vivan
Graphic Designer Birbantina

Autore articolo Devis Burgio

Devis Burgio
Videomaker

Autore articolo Riccardo Zanatta

Riccardo Zanatta
Creative Mind

Autore articolo Sara Finotto

Sara Finotto
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