• Strategia di crescita e marketing

Quando il marketing profuma di caffè

Pubblicato il Lettura: 2 min
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Ti ritrovi davanti a un cilindro gigante color caffè in mezzo al palazzo del Senato. Ci entri dentro. Cammini in una spirale, immerso nel buio. Sotto i piedi, caffè macinato.
Lo respiri. Ti sporchi le scarpe. Ti entra nel naso, nei pensieri.
Al centro, una cascata a cerchio, a simboleggiare il tempo, l’acqua, l’estrazione.
È tutto perfettamente sensato, anche senza spiegazioni.

E lì capisci che non sei più dentro uno stand.
Sei dentro un’idea.

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Questo è il punto.
Un’azienda che non si limita a mostrarti un prodotto, ma ti fa vivere un’esperienza sensoriale coerente con ciò che vuole comunicare.
Non è solo design. È storytelling.
Non è solo prodotto. È posizionamento.

Poi esci, ti bevi un caffè, buono, sì, e vai via.
Ma non ti ricordi tanto il gusto, quanto l’odore del macinato sotto i piedi.
E ti resta addosso.

Io il mondo del caffè me lo vivo da osservatore. Non ne bevo tanto, ma ne subisco il fascino: mi piace l’idea che da un chicco tostato e macinato si possa tirare fuori un profumo che ti riempie una stanza.
Quello che Lavazza ha fatto al Salone è proprio questo: ha tirato fuori un’esperienza da un’idea.
E l’ha fatta respirare a tutti.

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Autori:

Autore articolo Devis Burgio

Devis Burgio
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