Questo è il punto.
Un’azienda che non si limita a mostrarti un prodotto, ma ti fa vivere un’esperienza sensoriale coerente con ciò che vuole comunicare.
Non è solo design. È storytelling.
Non è solo prodotto. È posizionamento.
Poi esci, ti bevi un caffè, buono, sì, e vai via.
Ma non ti ricordi tanto il gusto, quanto l’odore del macinato sotto i piedi.
E ti resta addosso.
Io il mondo del caffè me lo vivo da osservatore. Non ne bevo tanto, ma ne subisco il fascino: mi piace l’idea che da un chicco tostato e macinato si possa tirare fuori un profumo che ti riempie una stanza.
Quello che Lavazza ha fatto al Salone è proprio questo: ha tirato fuori un’esperienza da un’idea.
E l’ha fatta respirare a tutti.